Barbara Amati demonolatria simboli e consapevolezza

Baal: il dio della tempesta, il ciclo di Ugarit e la demonizzazione

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9/30/20269 min read

Baal: il dio della tempesta, il ciclo di Ugarit e la demonizzazione

Dalle tavolette ugaritiche ai testi biblici e cristiani: la storia di una figura divina e dei significati che le sono stati attribuiti.

Baal è uno di quei nomi che spesso arrivano prima della loro storia. Lo incontriamo già accompagnato da un giudizio, da un’immagine inquietante, oppure da una spiegazione che sembra chiudere ogni domanda.

Eppure, se torniamo alle fonti, il paesaggio cambia.

Ci sono la pioggia, la terra, un palazzo da costruire. Ci sono divinità che discutono, combattono, piangono. E c’è un dio la cui autorità deve essere conquistata e può essere perduta.

È da qui che vorrei partire. Dal mondo in cui Baal veniva venerato, prima di seguire le letture che lo hanno collocato dalla parte dell’avversario.

Ugarit: tornare alle tavolette

Ugarit era una città sulla costa dell’attuale Siria, nel sito oggi chiamato Ras Shamra. Gli scavi, iniziati nel 1929 dopo una scoperta fortuita avvenuta l’anno precedente, hanno restituito archivi e testi che permettono di conoscere la sua cultura dell’età del Bronzo.

Tra questi documenti troviamo racconti mitologici scritti in ugaritico, con una scrittura cuneiforme alfabetica. Il cosiddetto Ciclo di Baal, conservato su sei tavolette e indicato nelle edizioni scientifiche come KTU 1.1–1.6, è una delle testimonianze fondamentali per questo percorso.

Le tavolette sono frammentarie. Anche questo conta: la storia che leggiamo nelle traduzioni contiene lacune, ricostruzioni e scelte interpretative. Possiamo raccontarne i passaggi principali, lasciando visibili quei vuoti.

Che cosa significa Baal?

Il termine baal significa “signore” o “padrone”. È un titolo che, riferito a una divinità, può assumere il valore di un nome.

A Ugarit designa soprattutto il dio della tempesta, chiamato anche Haddu e collegato alla figura di Hadad. Il suo potere riguarda la pioggia e, attraverso di essa, la fertilità della terra. È associato al monte Zaphon, la sua sede divina.

Per chi dipendeva dai raccolti, l’arrivo dell’acqua poteva decidere la possibilità stessa di vivere.

Quando penso a questa figura, è questo rapporto concreto che mi interessa: il cielo osservato con attesa, una terra che può nutrire oppure restare arida. È una mia lettura, naturalmente. Ma mi aiuta ad avvicinarmi al racconto senza portare subito dentro categorie nate molto più tardi.

Occorre anche ricordare che il titolo Baal compare in contesti e denominazioni differenti. La presenza della stessa parola non basta a rendere identiche tutte le divinità che la portano.

Il ciclo: una regalità da conquistare

Lo scontro con Yamm

Il primo grande conflitto è con Yamm, la divinità del mare. Yamm pretende che Baal gli venga consegnato e invia messaggeri all’assemblea divina.

Baal si oppone.

Con l’aiuto di Kothar-wa-Hasis, l’artigiano divino che gli prepara le armi, affronta e sconfigge il rivale. È una vittoria che riguarda il potere: chi governa, chi deve sottomettersi, quale autorità viene riconosciuta.

Il mare, in questo racconto, partecipa a una contesa fra divinità. Ridurlo semplicemente al “male” porterebbe nel testo una divisione che non coincide con il suo mondo religioso.

Il palazzo e la voce del tuono

La vittoria non risolve tutto. Baal deve ottenere un palazzo, segno del riconoscimento della sua regalità.

Anat e Athirat intervengono nella vicenda; il consenso di El, figura autorevole del pantheon, è decisivo. Sarà ancora Kothar-wa-Hasis a costruire la dimora.

Nel racconto trova spazio persino la discussione sull’apertura di una finestra. Quando viene aperta, Baal fa risuonare la sua voce: il tuono.

Mi colpisce questo dettaglio. Accanto alle battaglie cosmiche c’è una casa da edificare, un’apertura da decidere. Il mito dà forma al potere anche attraverso gesti e oggetti che possiamo immaginare.

Mot, la morte e il ritorno

Poi compare Mot, la Morte.

Baal deve confrontarsi con una potenza che mette in crisi la sua capacità di sostenere la vita. Viene annunciata la sua morte; Anat lo cerca e lo piange, quindi si scaglia contro Mot con una violenza estrema. Il racconto descrive il suo corpo fatto a pezzi e distrutto.

Baal torna alla vita e alla regalità. Anche Mot, però, ricompare: la contesa riprende e si conclude con il riconoscimento dell’autorità di Baal.

La morte resta dentro il racconto. La vittoria non la cancella per sempre.

Pioggia, morte, potere: come leggere il ciclo?

La relazione fra Baal, la pioggia e la fertilità ha favorito letture del ciclo legate all’alternanza fra periodi di aridità e ritorno della vita. È un’interpretazione importante, ma non esaurisce il testo.

Gli studi hanno discusso anche la regalità divina, l’ordine del cosmo e il rapporto fra mondo umano e mondo degli dèi. Persino l’inquadramento di Baal nella categoria degli “dèi che muoiono e risorgono” è stato oggetto di confronto.

Per questo eviterei di trasformare il ciclo in un calendario agricolo preciso, oppure di usarlo come prova immediata che un’altra religione abbia copiato la sua storia.

Una somiglianza può aprire una ricerca. La dipendenza fra due tradizioni richiede altri elementi.

La polemica biblica: prima del cristianesimo

La condanna del culto di Baal è già presente nella Bibbia ebraica. Attribuirne l’inizio al cristianesimo significherebbe saltare una parte essenziale della vicenda.

Un episodio particolarmente noto è quello di Elia sul monte Carmelo, in 1 Re 18. Il confronto con i profeti di Baal riguarda quale divinità debba essere seguita. Baal non risponde alle invocazioni; il fuoco di YHWH, invece, manifesta nel racconto la sua autorità.

Ci sono la derisione degli avversari e, alla fine, l’uccisione dei profeti di Baal. È una narrazione aspra, che presenta la contesa religiosa attraverso il riconoscimento esclusivo di YHWH.

Leggerla come fonte significa riconoscere anche il suo punto di vista. La descrizione biblica di Baal appartiene a una tradizione che ne contesta il culto; i testi ugaritici lo raccontano dall’interno di un diverso universo religioso.

Questa differenza aiuta a capire perché incontriamo immagini tanto lontane fra loro.

Baal-Zebub: il dio di Ekron

In 2 Re 1 troviamo un nome più specifico: Baal-Zebub, dio di Ekron.

Il re Acazia, ferito dopo una caduta, manda messaggeri a consultarlo per sapere se guarirà. Elia interviene contestando quella scelta: perché rivolgersi a una divinità straniera, come se in Israele non ci fosse un Dio da interrogare?

Qui Baal-Zebub è presentato come il dio di un’altra comunità.

La forma del nome viene comunemente resa come “signore delle mosche”. Il suo rapporto con Beelzebul, attestato nei Vangeli, è però discusso. Fra le proposte degli studiosi compare l’ipotesi di una deformazione polemica di un titolo divino più prestigioso; l’etimologia e i passaggi della trasformazione non sono completamente risolti.

La cautela, qui, serve davvero. Raccontare che un nome sia stato cambiato apposta per umiliare il dio può sembrare una spiegazione convincente. Presentarla come un fatto definitivamente dimostrato sarebbe un passo ulteriore rispetto alle fonti disponibili.

Beelzebul nei Vangeli

Nel Vangelo di Marco, gli scribi accusano Gesù di scacciare i demoni attraverso il loro principe, Beelzebul. Gesù risponde facendo riferimento a Satana e all’impossibilità che un regno diviso contro sé stesso possa reggersi.

Il nome è ormai inserito in un contesto demonologico.

Il racconto, tuttavia, non propone una biografia del dio ugaritico e non ricostruisce il suo ciclo. Usa Beelzebul nella controversia sull’origine del potere di Gesù.

Un altro testo significativo è 1 Corinzi 10, dove Paolo interpreta i sacrifici dei pagani come offerti ai demoni. È una testimonianza della rilettura cristiana dei culti altrui, dentro la questione della fedeltà religiosa e della partecipazione ai pasti sacrificali.

Questi passaggi mostrano un cambiamento di classificazione: ciò che una comunità riconosce come divino può essere descritto da un’altra come una potenza ostile.

Bael e Belzebù nei grimori

Nell’Ars Goetia, prima parte del Lemegeton o The Lesser Key of Solomon, Bael è il primo spirito dell’elenco. È descritto come un re dell’Oriente, al comando di sessantasei legioni, capace di rendere invisibili. Gli sono attribuite forme di gatto, rospo e uomo, anche riunite, e una voce rauca.

Questa descrizione appartiene al mondo letterario e rituale del grimorio. Il rapporto con il Baal ugaritico richiede una ricerca: la somiglianza del nome non dimostra da sola che ogni caratteristica sia stata trasmessa dal culto antico.

Un dettaglio del Dictionnaire infernal di Collin de Plancy mi sembra significativo. La voce Baël riprende la figura infernale e termina chiedendosi se sia lo stesso Baal. Una domanda, appunto.

Alla voce Belzébuth, il dizionario raccoglie descrizioni e identificazioni differenti, arrivando anche a proporre un accostamento con Baël. Documenta quindi come un autore metta in relazione quei nomi; non dimostra che le figure coincidessero nella religione di Ugarit.

Anche il Grimorium Verum ha un proprio contesto. Nella versione francese consultata, Beelzebuth possiede caratteri e una sezione di scongiuro, accanto a quelle di Lucifer e Astaroth. Siamo ormai dentro una letteratura magica molto distante dalle tavolette.

Baal-Berit, Berith e Balberith: il tema dell’alleanza

Nel libro dei Giudici compare Baal-Berit, il “signore dell’alleanza”. In Giudici 9,4 è menzionato il suo tempio a Sichem; in 9,46 troviamo la denominazione El-Berit.

Il nome richiama il patto. Ma il testo biblico non descrive il duca Berith dei grimori.

Nel Dictionnaire infernal compare Baalbérith, nome che incontriamo anche nelle forme Baalberith o Balberith. Collin de Plancy lo presenta come signore dell’alleanza e riporta attribuzioni quali segretario e custode degli archivi infernali.

È un’immagine suggestiva: gli accordi, la loro testimonianza, la memoria. Occorre però ricordare da quale fonte arriva. Quegli incarichi infernali appartengono alla demonografia successiva; non possiamo trasferirli senza verifica al culto antico di Sichem.

Il Berith della Goetia, al numero 28, è descritto come un duca che appare in forma di soldato vestito di rosso, su un cavallo rosso, con una corona d’oro.

Le somiglianze dei nomi invitano al confronto. Le diverse attestazioni non diventano automaticamente un’unica biografia.

Baal-Peor e Belphegor

In Numeri 25 troviamo il Baal di Peor, al quale gli Israeliti si legano suscitando, nel racconto, l’ira di YHWH.

Il Dictionnaire infernal presenta invece Belphégor come un demone legato alle scoperte, alle invenzioni e alle ricchezze, collegandolo esplicitamente al Baalphégor venerato dai Moabiti.

Possiamo documentare che Collin de Plancy propone questo accostamento. Le ulteriori notizie che riporta sui culti antichi richiedono però un esame autonomo: il suo dizionario raccoglie tradizioni, racconti, interpretazioni e giudizi religiosi.

Leggerlo con attenzione significa conservare il suo valore come testimonianza dell’immaginario, senza attribuirgli l’autorità di una moderna ricostruzione archeologica.

Belial: un percorso diverso

Belial merita spazio proprio perché impedisce di rendere troppo semplice il quadro.

Nella Bibbia ebraica il termine viene usato per qualificare negativamente persone, comportamenti e situazioni. Il significato dipende dal contesto, e l’etimologia è discussa: la spiegazione diffusa “senza valore” non rappresenta una soluzione definitiva.

Nella letteratura giudaica del periodo del Secondo Tempio, anche nei testi di Qumran, Belial assume un profilo personale come potenza avversa. In 2 Corinzi 6,15 incontriamo Beliar contrapposto a Cristo.

Nella Goetia compare al numero 68 come re, con una descrizione e funzioni proprie.

Il suo percorso non documenta un Baal locale diventato demone. Mostra un’altra possibilità: un termine negativo che, in determinate tradizioni, viene personificato e diventa un nome.

Le figure riunite nelle gerarchie demonologiche hanno dunque storie differenti. È proprio questo che rende interessante studiarle una per una.

Che cosa intendo per demonizzazione?

Uso questa parola per indicare un processo di reinterpretazione religiosa: una figura venerata viene collocata, in un altro sistema di credenze, fra le potenze avverse.

Nel caso di Baal, però, il percorso richiede distinzioni. Abbiamo il dio della tempesta di Ugarit, i culti contestati nei testi biblici, Baal-Zebub di Ekron e Beelzebul nei Vangeli. Esistono connessioni da studiare, ma non possiamo trattare tutte queste attestazioni come se fossero un’unica figura rimasta invariata.

Neppure la somiglianza fra Baal e nomi presenti nelle demonologie successive basta, da sola, a dimostrare un’identità o una continuità di culto.

La storia delle religioni può ricostruire testi, nomi e trasformazioni.

La domanda sull’esistenza e sull’identità spirituale di una presenza appartiene a un piano diverso: quello delle convinzioni religiose e dell’esperienza personale.

Prima delle etichette

Nella mia prospettiva teista considero possibile una relazione con intelligenze divine autonome. Questo orientamento accompagna il mio interesse per le tradizioni demonolatriche; non sostituisce il lavoro sulle fonti.

Studiare Baal significa, per me, concedere spazio alla complessità. Posso sentire vicina una figura e continuare a interrogare ciò che so di lei. Posso riconoscere una trasformazione polemica senza attribuire intenzioni identiche a secoli di autori e comunità.

Mi interessa anche il rispetto che nasce da questo esercizio: capire da dove viene un giudizio, prima di farlo nostro.

Le tavolette di Ugarit ci restituiscono un dio che combatte, perde, torna; una regalità contesa, una vita esposta alla morte. È già molto. E forse merita una lettura più lenta di quella che un’etichetta permette.

Articolo di divulgazione storico-religiosa. I riferimenti alla mia prospettiva spirituale esprimono una posizione personale, distinta dalla ricostruzione storica.

Testi citati e letture per approfondire

Ugarit e la religione dell’antico Israele

  • Mario Liverani, Storia di Ugarit nell’età degli archivi politici, 1962.

  • Giovanni Garbini, Il poema di Baal di Ilumilku, Paideia, 2014.

  • Mark S. Smith, The Early History of God: Yahweh and the Other Deities in Ancient Israel, seconda edizione, Eerdmans, 2002.

Questi studi sono indicati come letture di approfondimento del contesto storico, del poema e della religione israelita. Le interpretazioni dei singoli autori vanno confrontate con i rispettivi testi e non considerate automaticamente concordi.

Testi biblici

  • 1 Re 18: Elia e i profeti di Baal sul monte Carmelo.

  • 2 Re 1,1–6: Acazia e la consultazione di Baal-Zebub.

  • Giudici 8,33; 9,4 e 9,46: Baal-Berit ed El-Berit.

  • Numeri 25,1–5: il Baal di Peor.

  • Marco 3,22–26: Beelzebul nella controversia sul potere di Gesù.

  • 1 Corinzi 10,19–22: sacrifici, dèi e demoni.

  • 2 Corinzi 6,14–16: la contrapposizione fra Cristo e Beliar.

Grimori e demonografia

  • The Lesser Key of Solomon: Lemegeton Clavicula Salomonis, a cura di Joseph H. Peterson, Weiser Books, 2001; Ars Goetia, spiriti 1 (Bael), 28 (Berith) e 68 (Belial).

  • Grimorium Verum: per il confronto, versione francese con traduzione inglese resa disponibile da Joseph H. Peterson, in particolare le sezioni dedicate a Beelzebuth.

  • Jacques Collin de Plancy, Dictionnaire infernal, sesta edizione, 1863; voci Baël, Baalbérith, Belphégor e Belzébuth.

Le descrizioni dei grimori sono riportate come testimonianze delle rispettive tradizioni, non come promesse di risultati o istruzioni operative.

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