Barbara Amati analisi simbolica dei momenti di passaggio
La carta della Morte nei tarocchi: perché la temi e cosa sta cercando di dirti
Oggi ti parlo della carta della morte nei tarocchi. Quando la carta della Morte esce rovesciata e i suoi parallelismi con Jung e la Cabala
Barbara Amati
3/3/20265 min read


La carta della Morte nei tarocchi: perché la temi e cosa sta cercando di dirti
Succede sempre così.
La carta viene girata sul tavolo, o nominata quando lavoriamo online, e nell'aria cambia qualcosa.
Le spalle si stringono appena, la voce si abbassa, e arriva la domanda: va male?
No. C'è qualcosa da valutare attentamente, una soglia di trasformazione profonda."
La carta della Morte, l'Arcano XIII, è la più temuta del mazzo e anche la più fraintesa; e questo è un problema serio, perché quando la fraintendi ti perdi esattamente quello che stava cercando di dirti.
Cosa non è la carta della Morte nei tarocchi
Chiariamolo subito: questo arcano non predice la morte fisica. Mai.
Nessuna carta lavora su quel piano letterale, e chi te lo insinua sta usando la tua paura come strumento; il che, dal punto di vista etico, dice già tutto.
La carta della Morte parla di fine di cicli, di trasformazione, di quelle fasi in cui una versione di te ha esaurito il suo compito e qualcosa di nuovo chiede spazio.
Il problema è che quelle fasi fanno male lo stesso e una rassicurazione semplicistica come : "non preoccuparti, è solo trasformazione", non ti aiuta ad attraversarle.
L'immagine che poche persone guardano davvero
Nel mazzo Rider-Waite lo scheletro indossa un' armatura e cavalca un cavallo bianco.
Non è un fantasma, non è un'ombra: è qualcosa di strutturato, di reale, di potente.
Il cavallo bianco è il colore della purezza, della luce; non del lutto.
Ai piedi ci sono figure diverse: un re già a terra, un vescovo che implora misericordia, una donna che gira la testa, un bambino che offre fiori senza paura. Nessuno scappa.
Ognuno porta il suo modo di stare davanti a quello che non si può evitare.
Sullo sfondo, tra due torri, il sole sorge o tramonta.
Gli studiosi non si sono mai messi d'accordo su quale delle due versioni sia quella corretta e forse non è un caso: questo arcano non conosce la differenza tra fine e inizio, perché sa che sono la stessa cosa guardata da due punti diversi.
Arthur Edward Waite, in "Il libro dei Tarocchi" descrive questa carta come "la trasformazione dell'essere", non la sua cessazione e quella scelta di parole di sicuro non era casuale.
La Cabala, la lettera Nun e il percorso verso il centro
Nei sistemi che collegano i tarocchi all'Albero della Vita, l'Arcano XIII è associato alla lettera ebraica Nun, che significa pesce.
Il pesce vive nell'acqua, nell'inconscio, nella profondità: si muove in uno spazio che dalla superficie non si vede.
Il percorso cabalistico correlato va da Netzach verso Tiphareth, dalla sfera della forza vitale verso il centro dell'Albero, verso il cuore.
Non è un percorso verso il basso; è un percorso verso l'essenziale.
Persino Dion Fortune, ne "La Cabala Mistica" , descrive questo attraversamento come uno dei più trasformativi dell'intero sistema.
Io condivido questa lettura, anche se nella pratica mi approccio in modo diverso: non parto dallo schema, parto dalla persona che ho davanti, e quella struttura la ritrovo quasi sempre.
Le carte non mentono sulla traiettoria.
Jung, la nigredo e quello che deve finire perché tu possa continuare
Jung lavorò a lungo sull'idea che la psiche attraversi periodicamente dei momenti di morte simbolica: fasi in cui una versione di noi non è più sostenibile e deve dissolversi per permettere l'emergere di qualcosa di più integrato.
In "Psicologia e Alchimia" descrive la nigredo, la fase più buia del processo alchemico, come il momento in cui l'ego deve smettere di resistere.
Non viene distrutto: viene trasformato.
Solo quando smette di lottare per mantenere la forma che aveva, qualcosa di nuovo diventa possibile.
La carta della Morte nei tarocchi è esattamente quell'immagine.
Non è la fine del sé; è la fine di un sé che aveva smesso di essere autentico.
Quando questa carta esce in una lettura, mi chiedo sempre: cosa sta cercando di tenere in vita che ha già smesso di vivere?
Carta della Morte nei tarocchi: cosa succede quando esce in una lettura reale
Qualche tempo fa ho lavorato con una donna. Non dirò il suo nome, non dirò quasi nulla di lei, perché quello che è successo in quella sessione appartiene a molte di voi e non a una sola persona.
Stava attraversando una di quelle fasi in cui tutto ti sembra stabile ma dentro sai già che qualcosa si è rotto: un lavoro in cui non si sentiva riconosciuta, una relazione insoddisfacente in cui lei amava per due e quella stanchezza particolare che non è sonno, è energia che si disperde mentre si cerca di tnenere ipiedi qualcosa che è destinato a crollare se non lo si riconosce.
Nella stesa sono uscite tre carte. Al centro, la Morte.
L'ha guardata in silenzio qualche secondo, poi ha detto: «lo sapevo».
Spesso è così.
La carta della Morte nei tarocchi non annuncia nulla che non sia già nell'aria, semplicemente lo rende visibile.
Lo porta fuori dall'area nebbiosa in cui lo tenevi a bada, e ti accorgi che questa emersione fa meno paura di quanto pensassi.
Perché quello che nomini puoi cominciare ad attraversarlo; quello che non nomini ti attiva, ti innesca senza che tu possa farci niente.
Le ho chiesto di stare con quell'immagine un momento, senza interpretarla.
Solo di guardarla. Poi le ho chiesto cosa vedeva.
Ha detto: "qualcuno che cammina comunque, anche senza pelle".
Forse anche tu, mentre leggi, sai già di cosa sto parlando.
Forse c'è qualcosa nella tua vita in questo momento che ha la stessa consistenza di quella risposta: qualcosa che cammina ancora ma non ha più la forma che aveva.
Non devi sapere adesso cosa fare con questa consapevolezza. Basta riconoscerla.
Quando la carta della Morte esce rovesciata
Al rovescio, la carta cambia registro ma non tema.
Parla di resistenza alla trasformazione: qualcosa che dovrebbe finire e non finisce, non perché ci sia ancora vita genuina, ma perché lasciare andare fa troppa paura.
Una relazione, un modo di lavorare, un'identità che ti ha protetta a lungo e adesso ti opprime.
La Morte rovesciata non dice che sei in pericolo; dice che stai rimandando un passaggio di soglia che che sai essere inevitabile .
E i passaggi rimandati non spariscono: si accumulano, diventano più pesanti, e a un certo punto arrivano comunque, solo con meno possibilità di scegliere come attraversarli.
Perché questa carta è al centro del Metodo ECATE
Il Metodo ECATE prende il nome dalla dea delle soglie, degli incroci, di quei momenti in cui una direzione ha smesso di reggere e un'altra non è ancora visibile.
Ecate non abita il prima o il dopo: abita esattamente quel mezzo, quello spazio sospeso che fa paura proprio perché non si vede ancora dove porta.
È il territorio di questo arcano.
Quando la carta della Morte nei tarocchi esce in una consulenza, so che siamo nel posto giusto: non perché porti cattive notizie, ma perché indica che l'attraversamento è già cominciato.
Non si tratta di coraggio nel senso che intendiamo di solito. Si tratta di chiarezza.
E la chiarezza, in certi momenti, vale infinitamente di più di qualsiasi risposta preconfezionata.
Se senti che è il momento di fare questo lavoro insieme, trovi qui come funziona il Metodo ECATE e cosa offro nelle consulenze.
En erebos phos, barbara
Fonti citate:
Arthur Edward Waite, «Il libro dei Tarocchi»,
Dion Fortune, «La Cabala Mistica»
Carl Gustav Jung, «Psicologia e Alchimia»
"En Erebos Phos" - Dal buio viene la luce.
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